in alto: IGNATIO DE POSARELLI NOBILE DE MERSBERG. NA: 1734
Ritratto maschile a mezzo busto leggermennte rivolto verso destra. L'effiggiato indossa una marsina di velluto rosso e un panciotto con decori floreali, da cui si intravedono i pizzi della camicia. Con la mano destra trattiene lettera con sigillo in ceralacca. Il braccio sinistro, tagliato dalla parte inferiore della cornice, è visibile fino al gomito.
L'identità e l'anno di nascita dell'effigiato sono precisati dall'iscrizione che percorre la parte superiore della tela: «IGNATIO DE POSARELLI NOBILE DE MERSBERG. NA: 1734». Come nel pendant rappresentato dal ritratto della moglie Marianna de Posarelli (cfr. inv. 389/06), l’artista raffigura il nobiluomo goriziano a mezzo busto, delineato su un fondo scuro ed indistinto, privo di qualsiasi connotazione ambientale che possa distogliere dalla dettagliata rassegna dei simboli della sua ricchezza. L’unico oggetto che compare nella tela è la busta bianca con sigillo di ceralacca che il protagonista sembra porgere allo spettatore. Anche in questo gesto (nel ritratto femminile la busta viene sostituita dal ventaglio chiuso) le tele dei coniugi Posarelli rivelano la propria specularità, interrotta solamente dalla diversa posizione dei volti, indirizzato a sinistra quello della donna, a destra quello dell’uomo. Pizzi molto simili a quelli che incorniciano l’abito della moglie impreziosiscono pure la camicia del consorte, completamente nascosta dal panciotto ricamato con piccoli inserti floreali ed appena visibile sotto la marsina di morbido velluto rosso. E’ questo il brillante sfondo cromatico su cui si staglia la lettera sigillata, sistemata in primo piano per ostentare gli affari che permettono al nobile di mantenere la propria posizione altolocata, in grado di consentire a lui e alla consorte di seguire la moda francese che impronta i loro abiti, ispirati al gusto tardo rococò diffusosi in Europa tra gli anni Settanta – Ottanta del Settecento. Anche l’atteggiamento compassato del Posarelli e la rigidità della sua posa richiamano il ritratto della moglie, modello seguito pure per la fissità dello sguardo, affidato ad occhi incavati e vitrei che si rivolgono all’osservatore quasi con fare sprezzante. Entrambe le tele sono state per lungo tempo assegnate a Carl Lichtenreiter (Medeot 1975, p. 3), artista goriziano di origini austriache che nel capoluogo isontino ha lasciato ritratti, opere sacre e dipinti di genere. In realtà rimane a tutt’oggi dubbia l’attribuzione di questi lavori, dettata dalla discontinuità stilistica rilevata in particolar modo proprio nel nucleo di tele assunte come pietra di paragone per la coppia Posarelli (Antonello 1996, p. 33). Si tratta delle effigi di Giovan Battista Formica, Papa Pio VI e del ritratto di Abate (tutti conservati presso i Musei Provinciali di Gorizia) gruppo nel quale, secondo Marino Medeot (cit.) «s’inseriscono altri due ritratti: ci riferiamo ai ritratti di Ignazio Posarelli e a quello di Marianna Posarelli nel museo storico (salone I piano). Le opere rivelano una immediatezza espressiva pur nella povertà quasi materia del colore (Ignazio): singolarità del costume ridotto a puro motivo ornamentale, e il modo particolare della tornitura chiaroscurale (Marianna) analoga al ritratto di Abate appena menzionato». Di «spigolosa ruvidezza (…) espressione di un’abilità pittorica poco più che artigianale» parla invece Andrea Antonello (cit.), sottolineando in tal modo lo scarto stilistico riscontrabile in particolare con l’effige di Giovan Battista Formica, rappresentato in una posa maggiormente disinvolta resa possibile anche da una più sapiente modulazione delle tinte nell’incarnato del volto. (MOGOROVICH 2007, p. 50). Il dipinto è stato acquistato dall'antiquario Clemente da R.M. Cossar nel 1935.
Mogorovich E., Schede, in La Pinacoteca dei Musei Provinciali di Gorizia, Vicenza 2007
Guida Museo, Guida al Museo della Moda e delle Arti Applicate, Gorizia 2005
Šerbelj F., ad vocem, Carl Lichtenreiter, in La pittura barocca nel Goriziano, Lubiana 2002
Antonello A., Qualche appunto per Carl Lichtenreiter, in I Lichtenreiter nella Gorizia del ‘700, Gorizia 1996
Bradaschia G., Andiamo insieme a visitare i Musei Provinciali di Gorizia, Gorizia 1980
Tavano S., Il castello di Gorizia e il suo borgo, Gorizia 1978
Medeot M., Due ritrattisti goriziani, in Voce Isontina, Gorizia 1975, a. XII,n. 15, 12 aprile