Il dipinto si presenta come un tavola di legno recante un cartiglio con un a scena di Ester e Assuero. Il personaggio centrale siede su un trono e si rivolge alla figura femminile accasciata, Ester, circondata da quattro ancelle. A destra di Assuero, sullo stesso piano, si intravvede una figura in ombra, probabilmente Mardocheo, più in baso a sinistra un gruppo di tre figure scomposte, forse Aman con i figli. In fondo a destra uno scorcio chiaro lascia intravvedere un tempietto circolare e un moretto.
Colori dominanti: toni bruni, rossastri e neri. Il bordo del cartiglio, il fondo del la tavola e la sua cornice sono dipinte a imitazione di materiali vari, quali ebano, tartaruga e filetto d'ottone.
Come risulta da comunicazione orale del proprietario, l'opera nasce come paliotto d'altare, successivamente adibito a piano di tavolo e attualmente costituisce un arredo da parete. L'impostazione coloristica molto uniforme è dovuta in parte alla base scura del legno su cui la pittura a olio è passata direttamente, senza la preparazione a gesso. Il dipinto è in stretta connessione tipologica con il repertorio settecentesco. Il tema di Ester che implora Assuero per la salvezza del suo popolo è particolarmente caro alla iconografia veneta e lo troviamo trattato, tra gli altri, anche da Diziani e da Amigoni. Il dipinto, particolarmente enfatizzato nel tumultuoso agitarsi di sentimenti, si svolge in un clima da melodramma di origine barocca.
Ermacora C., Il castello e i signori di Zoppola, in La Panarie, 1926, a. III, n. 16