in basso a sinistra: SIRONI
I busti, dai tratti semplificati e scabri, richiamano modelli arcaici e scultorei: lineamenti essenziali, occhi grandi e profondi, bocche serrate; i volti sono costruiti per piani e ombre nette. L’uso di una gamma cromatica ristretta, dominata dai grigi e dai bianchi gessosi restituisce una materia pittorica densa, aspra, quasi lapidea, che amplifica il senso di monumentalità. La frontalità e la rigidità delle teste, prive di contesto narrativo, evocano una dimensione atemporale, sospesa tra memoria arcaica e modernità espressiva.
L'opera fa parte di un nucleo di dipinti, disegni e stampe che furono di proprietà dell'ingegner Roberto Ruini ed entrarono nelle raccolte civiche con il nome di Collezione Ruini-Zacchi. Gli eredi dell'ingegner Ruini donarono tale collezione all'associazione "La Nostra Famiglia" dalla quale il Comune di Pordenone con un contributo della Regione la acquistò attraverso un iter iniziato nel 2000 e concluso nel 2002. Le opere della collezione, già in comodato presso il museo, vennero presentate al pubblico nel 1999 con una mostra a Pordenone. In base a considerazioni stilistiche, in particolare per le affinità che presenta con il mosaici L'Italia corporativa e la Giustizia fra la legge e la forza, entrambi 1936, il dipinto può essere collocato alla metà degli anni Trenta, come osservato da A. Del Puppo nella scheda del catalogo (La collezione Ruini 2003, p. 34). Il termine d'esecuzione ante quem è comunque il 1938, quando l'opera è presa in consegna dalla Galleria di Vittorio Barbaroux.
Collezione Ruini, La collezione Ruini per la galleria d'arte moderna, Trieste 2003