NR: 1960
Una figura maschile, priva di braccia e di piedi e con il volto parzialmente coperto da una maschera, sulla quale sono accennati tre profili, incede lenta e incerta, mentre le sue carni sembrano subire l'azione corrosiva dell'aria circostante.
Questo grande bronzo del 1960 occupa una posizione di assoluto rilievo nella produzione dello scultore siculo-napoletano Augusto Perez, poiché è andata distrutta una parte considerevole delle opere del decennio precedente, quasi tutte realizzate in gesso. Acquistata alla XXX Biennale di Venezia (con l'Ala di Quinto Ghermandi e l'Uccello atomizzato di Agenore Fabbri), l'opera figurava nella sala personale dedicata all'arista, accanto ad altre nove sculture, di cui sei bronzetti. L'artista, allora trentenne, aveva già riscosso importanti riconoscimenti sia a livello nazionale - grazie anche al sostegno di Guttuso, di Mario De Micheli e di Cesare Brandi - sia internazionale, con la partecipazione, nello stesso 1960, all'VIII Quadriennale di Roma e alla mostra di scultori italiani al Museo Rodin di Parigi. L'uomo con la maschera documenta una fase significativa nell'evoluzione stilistica di Perez. Il critico Vittorio Rubiu, nella lunga presentazione alla sala personale della Biennale del '60, ha infatti evidenziato come "nei quattro anni che intercorrono tra la prima e la seconda mostra romana del '59 (alla Galleria dell'Obelisco) si fosse andata intaccando quell'unità di realtà e materia che ancora un anno prima Guttuso" a cui si deve il lancio di quest'artista "poneva al centro dell'opera di Perez" (XXX Biennale Internazionale 1960, p. 116). Sperimentata la conciliazione tra la scultura di volumi di Marini e la scultura di superfici di Manzù, aveva iniziato a modellare "figure che sorgono dalla creta come in un'immaginaria resurrezione della carne" (Brandi 1959) e, facendo propria la macerazione delle forme attuata da Germaine Richier e da Giacometti, aveva creato immagini angosciose che esprimono con forza il disagio esistenziale dell'uomo contemporaneo. L'annullamento dell'individualità e la crisi dei valori del passato vengono affrontati dallo scultore anche nella sua ultima produzione, in particolare negli Ermafroditi, nel Grande Centauro e nella Crocifissione dell'Apollo del Belvedere.
Bressan N., Schede, in Il Museo Revoltella di Trieste, Vicenza 2004
XXX Biennale, XXX Biennale Internazionale d’Arte, Venezia 1960
Brandi C., Presentazione, in VIII Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma, Roma 1959