in basso a destra sul basamento: L. De Paoli
Scultura di un corpo giacente sul fianco destro sopra ad un basamento orizzontale. Si tratta del corpo esanime di un giovane ragazzo nudo reso in modo realistico. Attorno alle braccia ha dei legacci. Le gambe sono coperte in parte da un rilievo che evoca la spuma del mare. Sul basamento sono scolpite delle piume e delle conchiglie.
Luigi De Paoli frequentò l’Accademia di Belle Arti a Venezia e fu insegnante di modellazione alla Scuola d’Arti e Mestieri a Udine (Regia Scuola Industriale Giovanni da Udine). Prese parte a fine ‘800 a importanti Esposizioni Internazionali e nel 1893 ottenne un premio al Salon di Parigi. “Icaro caduto” o “Icaro portato dalle onde” è parte di una trilogia di sculture, mai conclusa, nella quale De Paoli avrebbe voluto dedicare interamente agli episodi salienti del personaggio mitologico. Il primo episodio, di cui attualmente non si hanno notizie se non che si trovava fino ad un certo momento al Victoria and Albert Museum di Londra, riguardava l’”Icaro partente” (Gransinigh 2010, p. 15). Il secondo episodio “La caduta di Icaro” ebbe due versioni: quella del 1890 poi tradotta in bronzo nel 1928 ora conservata ai Civici Musei di Pordenone e quella di Casa Cavazzini, la cui data di esecuzione non è sicura, anche se in una nota manoscritta dell’autore pare conclusa nel 1894. Rispetto alla scultura pordenonese, resa con dinamica verticalità, quella di Udine differisce non solo per tecnica, gesso patinato imitante il bronzo mai tradotta in metallo, ma per la posa distesa e statica. Qui Icaro viene infatti rappresentato esanime disteso sul fianco destro sulla battigia, riconoscibile dalla presenza di conchiglie e dai flutti che gli lambiscono gli arti inferiori. Sulle braccia ha i legacci delle ali, ancora presenti con qualche residuo di piume scolpite sul basamento. Il giovane morente, simbolo di colui che vuole sfidare i limiti della propria natura, ma anche di chi viene punito per la sua arroganza nello sfidare gli dei, è qui reso con realismo e sensualità. Il modello per De Paoli è l’“Abele morente” (Galleria Palatina, Palazzo Pitti, Firenze) dello scultore toscano Giovanni Duprè (1817 - 1882), verosimilmente visto in una delle numerose repliche in formato ridotto. Pavanello ha inoltre suggerito un altro prestito, in particolare per la pose del corpo, nell’”Ismaele abbandonato nel deserto” (Galleria d’Arte Moderna di Milano) del milanese Giovanni Strazza (1818-1875) (Pavanello 1988, p. 357). De Paoli donò la scultura ai Musei di Udine forse entro il 1903 quando lo scultore partecipò all’esposizione Regionale di Udine dove fu anche vice presidente della Commissione artistica.
De Sabbata M., Luigi De Paoli, in Casa Cavazzini - Le collezioni del Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Udine, Udine 2018
Gransinigh V., Casa Cavazzini. Guida al museo d'arte contemporanea, Udine 2017
Gransinigh V., Luigi De Paoli scultore (1857-1947), in Ikaros. Omaggio a Luigi del Paoli (1857-1947), Udine 2010
Gransinigh V., Schede, in Scultura in Friuli Venezia Giulia. Figure del Novecento, Cinisello Balsamo (MI) 2005
Scultura Friuli, Scultura in Friuli Venezia Giulia. Figure del Novecento, Milano 2005
Bergamini G., Luigi De Paoli scultore, in Ado Furlan nella scultura italiana del Novecento, Udine 2005
Pavanello G., L'Ottocento, in La scultura nel Friuli-Venezia Giulia. II. Dal Quattrocento al Novecento, Pordenone 1988
Artisti Friulani, Due artisti friulani, in L'opera di don Bosco a Pordenone, Pordenone 1927