La suggestiva natura morta con mele e due grandi buccine, è esaltata, sullo sfondo, da un catino in metallo dorato, forse ottone, affiancato da un vaso in ceramica e da virgulti di lauro, dipinti a punta di pennello. Il contrasto fra i frutti, le conchiglie e i racemi di lauro in primo piano, e il tendaggio a righe sullo sfondo, rende ancora più calda l'atmosfera tonale dell'opera che la luce esalta in viraggi dorati e improvvisi lampi a percuotere le superfici metalliche del bacile e ad esaltare la "pelle" madreperlacea delle conchiglie e del vaso in ceramica lì accanto
Databile al 1908 circa, per confronto stilistico con altre nature morte coeve, come la natura morta con mele e cesto, conservata presso la stessa Pinacoteca di Palazzo Attems Petzenstein di Gorizia (OA_8084, ID 457412), il dipinto si può agevolmente collocare entro il periodo roveretano di insegnamento alla Scuola Elisabettina presso cui Luigi Comel ottiene l'incarico della docenza di disegno a mano libera, tra il 1895 e il 1913. Non è possibile escludere, per quanto attiene all'opera, anche qualche ascendenza di matrice post impressionista per l'attenzione geometrizzante alle diverse forme presenti nel dipinto: da quelle più semplici come le mele a quelle più complesse, come le conchiglie, rese, nei loro valori tattili e luministici, con magistrale tecnica. Il quadro è menzionato in una nota di Alvise Comel: "Uno di questi quadri rappresenta un artistico complesso di mele con due conchiglie, un vaso ed un gran piatto di metallo; un drappo di seta ne completa lo sfondo. Ora si trova al Museo di Gorizia"
Comel A., Luigi Comel pittore goriziano 1866-1934, Udine 1976