in basso a detra: L. Comèl / 1910
L'opera, sviluppata in senso orizzontale, è una copia da Guido Reni e raffigura Venere distesa su un letto mentre riceve una freccia dalla mano di Cupido, che regge nell'altra l'arco, sullo sfondo di uno squarcio di paesaggio silvestre, inquadrato da una balaustrata e da un ampio tendaggio vermiglio drappeggiato e aperto sull'esterno.
Si tratta di una copia palmare da un dipinto di Guido Reni (1575-1642), datato al 1639 ca. e conservato presso la Gemäldegalerie di Dresda. Luigi Comel, nel siglare e datare l'opera al 1910 e dunque nel periodo di insegnamento a Rovereto, presso la Scuola Reale Elisabettina, testimonia l'attenzione per la desunzione accademica da opere di autori antichi, fors'anche per motivi didattici. Secondo il figlio Alvise invece "faceva copie di capolavori, ma ora questi non avevano più il preciso scopo e fine di quelli dell'Accademia [...]. Li faceva solo per ornare le pareti domestiche. Per esempio, nella fuga di stanze dell'appartamento che teneva in Casa Pasquali a Rovereto stonava il vuoto che si trovava fra lo stipite della porta ed il soffitto? Era necessario allora dipingere un 'surporte', per il quale la Venere del Reni [...] od altri soggetti si sarebbero bene intonati all'ambiente; egli allora li dipingeva ed arricchiva nel contempo la serie dei suoi lavori".
Comel A., Luigi Comel pittore goriziano 1866-1934, Udine 1976