in basso a sinistra: G BORIN
in basso a sinistra: Borin Gino
in basso a destra: Acquaforte
in basso a destra: 1/5
L’acquaforte presenta una scena di campagna dominata da tre grandi covoni di fieno disposti in primo piano, sullo sfondo di alcuni casolari rurali. L’immagine, costruita con una fitta trama segnica e un equilibrio misurato delle masse, restituisce con immediatezza il senso del lavoro agricolo e della permanenza dei ritmi naturali, elementi che Gino Borin ha più volte affrontato.
La raffigurazione, pur essenziale, si nutre di un’osservazione attenta del paesaggio contadino, ripreso nella sua semplicità formale e nella sua struttura silenziosa. I tetti spioventi, le facciate spoglie delle case e la presenza isolata dell'albero suggeriscono un ambiente asciutto e concreto, dove l’uomo è evocato solo indirettamente, attraverso le tracce del suo agire. Per Borin la rappresentazione del paesaggio non è mai pura veduta, ma diventa riflessione sulla natura e sull’uomo, sul tempo che scorre e sulle forme del vivere rurale. La composizione mette in risalto la forma piramidale dei covoni, che nella loro monumentalità quasi arcaica rimandano a una civiltà del lavoro scomparsa, osservata con partecipazione e rispetto. La scelta dell’acquaforte come tecnica espressiva sottolinea la dimensione intima e meditativa della scena: la luce è costruita attraverso incroci di tratti, che lasciano emergere il bianco del foglio come elemento strutturale dell’immagine.