sotto il campo figurato, a destra: UGO CARÀ
sotto il campo figurato, a sinistra: 12/20
L'opera ritrae una figura femminile nuda, seduta, nell'atto di infilarsi una veste che le copre il volto. In questo modo l’attenzione è tutta concentrata sul corpo e sulle sue forme, sottolineandone la sensualità. Forme e volumi semplificati emergono dal contrasto tra bianco e nero e tra pieni e vuoti. L'atto dell'infilare la veste ha il sapore di un fotogramma, che fissa un gesto ordinario ma carico di erotismo.
L’opera, priva di datazione certa, si riconduce cronologicamente agli anni Settanta e Ottanta del Novecento per assonanza stilistica con altre opere dell'artista risalenti a quel periodo. Il percorso artistico di Carà è ben sintetizzato nelle parole del critico d'arte Umbro Apollonio: "Partito da un realismo quasi brutale, è andato gradatamente eliminando il superfluo, sveltendo la tecnica e accentuando la sintesi, sino a cogliere una particolare linearità." In questo caso la linearità e lo spirito essenziale dell'opera si mettono al servizio della femminilità, come spesso accade nella produzione dell'artista. L'essenziale è sensuale.
Premuda M., Ugo Carà. Il segno dell'artiere, Muggia (TS) 2024
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