ambito veneto (?), XVI

Oggetto
stampa di invenzione
Soggetto
presa di Tunisi
Titolo
La presa de Tunes
Ambito culturale
ambito veneto (?) - incisore
Editore
Zio Alvise ?
Cronologia
1535 post - 1599 ante
Materia e tecnica
carta/ xilografia
Misure impressione
mm - altezza 275, larghezza 400
Misure foglio
mm - altezza 300, larghezza 428
Codice scheda
S_745
Collocazione
Trieste (TS)
Biblioteca civica Attilio Hortis
Iscrizioni

La Presa di Tunisi illustrata in questa silografia avvenne nel 1535 da parte dell'esercito di Carlo V, che aveva impostato un'offensiva contro gli stati barbareschi dell'Africa settentrionale, poiché minacciavano le rotte commerciali tra l'Italia e la Spagna. L'imperatore, aiutato dalla nobiltà spagnola capeggiata dall'infante Luigi del Portogallo, dai contingenti pontifici e da altre forze italiane, prima espugnò la fortezza della Goletta, dove il Barbarossa aveva collocato le sue truppe, e poi la città di Tunisi (BRANDI 1961, pp. 355-357). Fu il Nagler (1858-1879) a rendere notala stampa, definendola una carta geografica a volo d'uccello, nella quale l'incisore non si era curato affatto delle proporzioni fra i vari elementi della composizione. In effetti la città entro la cinta di mura risulta essere troppo piccola rispetto alle tende degli accampamenti, alle figure dei soldati e alle galee. Riguardo p oi al monogramma "A ·Z· / ·F·", lo studioso tedesco fece due proposte: ipotizzò che potesse riferirsi ad un certo Antonio Zonca, pittore di storia attivo a Venezia, che illustrò in disegni e dipinti avvenimenti del tempo, e in questo caso il monogramma doveva essere sciolto in "Antonio Zonca fecit". L'altra ipotesi avanzata dal Nagler fu quella di considerare il monogramma una marca dell'editore, che egli pensava potesse essere Antonio Giunta o Zonta, probabile figlio del tipografo Francesco Giunta, e perciò la s igla avrebbe dovuto significare "Antonio Francisci Zonta". In effetti il cerchio con due, tre o quattro lettere al suo interno sormontato da una croce, qui doppia ma che poteva essere anche semplice o tripla , è una tipica marca tipografica, usata prevalentemente nel Quattrocento e nella prima metà del Cinquecento (ZAPPELLA 1986, p. 106). Perciò è da escludere la prima ipotesi del Nagler, tanto più che l'unico Antonio Zonca no to a chi scrive fu un "tenebroso" operante a Venezia nella seconda metà de l Seicento (PALLUCCHINI 1981, pp. 280, 282). Ma non si può nemmeno accogli ere la seconda proposta dello studioso di connettere il marchio alla nota famiglia degli stampatori Giunta o Zonta: essi infatti, originari di Firenze, adottarono in omaggio alla loro città il giglio araldico, bocciolato e bottonato, in varie versioni, con motti e putti alati e cornucopie (ZAPPELLA 1986, pp. 192-193). Piuttosto la nostra marca potrebbe riferirsi ad Alvise Zio, attivo a Venezia come editore nel pieno Cinquecento. Di Zio è documentato un marchio che compare in un testo pubblicato a Venezia nel 1564 e conservato alla Biblioteca Angelica di Roma (VACCARO 1983, pp. 378-379, fig. 527): le iniziali "A Z /F" = "Alvise Zio e Fratelli" sono scritte su di un'anfora sorretta da amorini e decorata da festoni, con tre gigli infilati alla sommità. La Vaccaro considera la marca un'imitazione dei Giunti , e la presenza dei gigli potrebbe riferirsi al cognome Zio, cioè Giglio. Di solito gli editori usavano svariati tipi di marche, e non è da escluder e che anche quella presente nella stampa in esame possa essere riferita ad Alvise Zio. Del resto anche un altro tipografo attivo a Venezia nel Cinquecento, Domenico Zio, usa almeno due tipi di marca: una con tre gigli iscritti in un rettangolo, e l'altra tradizionale, assai simile alla nostra, c on doppia croce su cerchio all'interno del quale ci sono le iniziali "D.Z. V.F." = "Domenico Zio Veneto e Fratelli" (VACCARO 1983, p. 379, fig. 528-5 29). Per quel che riguarda la datazione della silografia, il 1535 vale da termine post quem e si può ragionevolmente supporre che la matrice sia stata incisa entro la metà del secolo, comunque non lontano cronologicamente dai f atti ivi illustrati. Infatti in quegli anni si sviluppò un certo interesse intorno alle campagne africane di Carlo V, come dimostra l'opera di Ludovico Dolce Stanze composte nella vittoria Africana nuouamente hauuta dal sacratis. Imperatore Carlo Quinto, Stampate in Roma l'anno di nostra Salute MDXXXV, nel mese di Settembre (BRUNET 1860-1865, II, p. 791). Date le note voli dimensioni, è poco probabile che la silografia sia servita ad illustrare un libro, ma piuttosto deve essere stata concepita come una stampa sciolta. Infatti anche nel catalogo di Antonio La Frery del 1572, negli indici delle tavole moderne, figurano diverse stampe sciolte illustranti battaglie e assedi, a dimostrare quanto diffuso fosse nel XVI secolo questo gene re di incisioni. Un altro esemplare ottocentesco di questa silografia è conservato alla Civica Raccolta Bertarelli di Milano (inv. Cart. m. 1-4: ARRIGONI - BERTARELL I 1932).

BIBLIOGRAFIA

Arrigoni P./ Bertarelli A., Le stampe storiche conservate nella raccolta del Castello Sforzesco. Catalogo descrittivo, Milano 1932

Bertarelli A., Di alcune falsificazioni moderne eseguite cogli antichi legni della tipografia Soliani di Modena, in Il libro e la stampa, 1909, III, fasc. 2-3

Nagler G. K., Die Monogrammisten, München 1858-1879, I-V

Zappella G., Le marche dei tipografi e degli editori italiani del Cinquecento. Repertorio di figure, simboli e soggetti e dei relativi motti, Milano 1986, 2 v.

Vaccaro E., Le marche dei tipografi ed editori italiani del sec. XVI nella Biblioteca Angelica di Roma, Firenze 1983

Pallucchini R., La pittura veneziana del Seicento, Milano 1981, 2

Brandi K., Carlo V, Torino 1961

Brunet J.C., Manuel du libraire et de l'amateur de livres, Paris 1860-1865, 6 v.