Palazzo Orgnani Martina (ex), Venzone

Localizzazione
Venzone (UD)
Oggetto
palazzo
Denominazione
Palazzo Orgnani Martina (ex)
Ambito culturale
maestranze friulane (?)
Uso storico
abitazione, botteghe (?)
Uso attuale
Museo permanente "Tiere Motus"
Codice scheda
A_2900
Iscrizioni

Palazzo Orgnani - Martina si colloca nella parte settentrionale della cittadella fortificata, prospiciente via Mistruzzi (l’asse Nord – Sud) e con affaccio
A pianta sostanzialmente rettangolare, il palazzo – tra i più significativi esempi di architetture nobiliari, insieme al coevo Palazzo Zinutti, di Venzone – è costituito da quattro corpi di fabbrica che individuano una corte centrale, anch’essa rettangolare. Ciascuno degli edifici si sviluppa per tre livelli fuori terra, sebbene il fabbricato più significativo risulti quello a Est, affacciato alla via. Il prospetto, infatti, si caratterizza per un andamento regolare e quasi simmetrico delle forometrie. Al piano terra il portale tardo cinquecentesco, che consente l’accesso alla corte interna, rappresenta l’ideale asse della facciata ed è costituito da cornice lapidea lievemente modanata, poggiante su blocchi in pietra e architrave modanato e lievemente aggettante rispetto al filo facciata; lateralmente, a destra e a sinistra, si aprono finestre quadrate dotate di inferriate e perimetrate da cornice lapidea lievemente modanata e sporgente, oggetto di sostituzione recente. Al di sotto di alcune di queste, ben leggibili tracce di antiche aperture ad arco ribassato, murate e messe in luce durante alcuni lavori eseguiti negli anni ’70 del secolo scorso e in parte perdute nel 1976, testimonianza dell’assetto probabilmente duecentesco del palazzo e del suo uso a bottega del piano terreno.
Le aperture del piano primo rispettano il ritmo dei fori sottostanti. In corrispondenza del portale centrale si apre una trifora caratterizzata da semplice cornice lapidea, davanzale ed architrave modanati e lievemente aggettanti rispetto al filo facciata, oggetto di ricostruzione; gli altri fori finestra ripropongono gli stessi caratteri appena descritti e tutti sono dotati di oscuri lignei di colore verde. Le finestre del piano sottotetto, infine, sono perimetrate da semplice cornice in malta di colore grigio, lievemente sporgente rispetto al filo facciata.
L’intero prospetto è rifinito con intonaco tinteggiato di colore bianco, fatta eccezione per alcuni lacerti al piano terra che lasciano scoperti la struttura muraria in conci in pietra, i resti di precedenti forometrie e la memoria della catalogazione delle pietre, ricordata da numeri di colore rosso alla destra del portale, avvenuta per la ricostruzione post sisma del 1976.
I prospetti prospicienti la corte interna non presentano, al contrario, elementi peculiari, fatta eccezione per il lungo ballatoio in pietra, poggiante su mensoloni lapidei, completato da balaustra in ferro battuto e risalente al secolo XVII. Tre fornici consentono l’accesso alla corte interna, mentre i fori porta e finestra sono caratterizzati da semplici cornici in pietra o malte di colore grigio, in contrasto con la cromia bianca dell’intonaco delle facciate. Soltanto il portale al piano primo, in corrispondenza dei tre archi, presenta stipiti e piattabanda in conci lapidei sfalsati, a guisa di bugnato rustico.
Pochi gli elementi decorativi conservatisi. Entrando dal portale principale, sulla sinistra sotto il porticato caratterizzato da travi lignee si apre una porta con cornice lapidea (solo lo stipite di sinistra, in pietra di tipo arenaria, è recuperato), alla destra della quale si intravvede un lacerto di affresco rosso. Anche il piano nobile, prima del sisma e analogamente al coevo palazzo Zinutti, risultava affrescato. Ancora presenti in loco, invece, due iscrizioni: una prima, incisa a sinistra del portale di ingresso e nascosta dall’insegna del museo, che riporta la data “1524”, che si riferirebbe ad alcuni lavori di ristrutturazione del palazzo; la seconda, un’iscrizione posta all’intradosso del ballatoio interno, in corrispondenza della scala nobile, che attribuirebbe i lavori di realizzazione del ballatoio stesso alla nobile famiglia venzonese dei Bidernuccio.

Differente la configurazione del complesso nella metà del secolo scorso: in una fotografia allegata alla precedente scheda di catalogazione e di proprietà della Soprintendenza A.B.A.P. del Friuli Venezia Giulia, si nota la mancanza del corpo Est (visibili intere porzioni a vista dei corpi Nord e Sud), demolito nel 1962 poiché pericolante in seguito al bombardamento alleato del 1944. L’edificio è stato poi ricostruito negli anni ’80, nel corso della riedificazione post sisma.

Costruito probabilmente su strutture duecentesche, come la maggior parte degli edifici della cittadella fortificata di Venzone, palazzo Orgnani - Martina doveva ospitare in origine delle botteghe al piano terreno, come testimoniato dai resti di aperture murate ancora visibili: fino al 1976, infatti, risultavano leggibili le terminazioni ad arco ribassato, portate alla luce durante alcuni lavori avvenuti nel 1971 e tipiche delle architetture venzonesi del XIII secolo. Parimenti ad altri edifici della cittadella, anche palazzo Orgnani - Martina subì una ingente ristrutturazione nel corso del secolo XVI (riguardanti, in particolare, alla trasformazione delle forometrie), periodo nel quale ospitò diversi re ed imperatori (tra i quali, Carlo V e Enrico III). Risale, invece, al secolo successivo il ballatoio prospiciente la corte interna: lo testimonia un’iscrizione in latino scolpita in una delle piane del ballatoio stesso, che riferisce i lavori alla famiglia Bidernuccio, proprietaria dell’edificio fino agli inizi del XVIII secolo. Verso la metà del Settecento, infatti, Palazzo Orgnani – Martina era abitato dalla famiglia Martina (da cui il nome), originaria di Chiusaforte, alla quale succedettero per eredità gli Orgnani nel 1866. Diversi i passaggi di proprietà, infine, nel secondo dopoguerra, quando per un breve periodo fu sede degli uffici municipali del Comune di Venzone.
Tra il 1943 e il 1944 fu sede del presidio territoriale tedesco e a questo periodo risale la manomissione degli affreschi (successivamente andati distrutti), coperti con strati di tinta a base di calce. Il palazzo subì, inoltre, una parziale distruzione nel corso del bombardamento alleato del 28 dicembre 1944, che portò alla distruzione di un’intera porzione della cittadella a Est del palazzo ed il grave danneggiamento dell’ala Est, demolita nel 1962 e ricostruita negli anni ’80 del secolo scorso. I corpi Nord e Sud, invece, suborno degli interventi di consolidamento strutturale ai solai del secondo piano e alla copertura con la sostituzione delle preesistenti strutture con nuovi elementi in laterocemento. Quasi completamente distrutto dagli eventi sismici di maggio e settembre 1976, il palazzo fu integralmente ricostruito tra il 1985 (la cerimonia di posa della prima pietra si data il 19 ottobre 1985) e il 1988 e oggi è sede del museo permanente “Tiere Motus”.

L’edificio, distribuito su tre livelli fuori terra, presenta strutture in elevato in muratura in pietra a corsi regolari e conci di dimensioni variabili, in parte intonacata e tinteggiata di colore bianco, con alcuni dettagli (cornici, architravi, cantonali) a vista o realizzati in malta di colore grigio chiaro. La copertura è a falde con travi e tavelle lignee in vista, manto di copertura in coppi, in laterizio.

BIBLIOGRAFIA

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Dove si trova