disegno preparatorio, Canevari Angelo, XX

Oggetto
disegno preparatorio bozzetto
Soggetto
natura morta con frutta, bottiglia e chitarra
Autore
Canevari Angelo (1901/ 1955)
Cronologia
1936
Materia e tecnica
carta applicata su cartoncino/ pittura a tempera
Misure
cm - altezza 155, larghezza 111
Codice scheda
D_1455
Collocazione
Spilimbergo (PN)
Scuola Mosaicisti del Friuli
Galleria e archivio Scuola Mosaicisti del Friuli
Iscrizioni

Il bozzetto raffigura un tavolo con natura morta costituita da una piatto con pera, un bicchiere, una fruttiera con uva, una bottiglia e una chitarra sullo sfondo. Molte parti sono in nero, ma per il resto l'intonazione dei colori è chiara con numerose sfumature di marrone, verde acqua e rosa.

Il cartone dipinto da Angelo Canevari costituiva uno dei due pannelli ideati per la decorazione dell'ingresso del villino Streccioni in via Boezio 23 a Roma. La natura morta era caratterizzata da una raffinata stilizzazione cubista in cui gli oggetti erano messi in evidenza da campiture su colori contrastanti secondo moduli diffusi da Severini e che non sembrano immemori dell'opera di Picasso e Braque come evidenzia Giancarlo Pauletto. Il critico scrive infatti che "per proprietà cromatica e nitore compositivo sono tra le cose in assoluto più belle rimaste alla scuola di Spilimbergo" (Pauletto 1990, p. 13). Anche in questo caso l'archivio della scuola permette di ricostruire con grande esattezza le vicende dell'opera. Streccioni era un costruttore romano amico di Canevari che voleva fare nella sua villa un ingresso rivestito di mosaico bianco eccetto due sovrapporte, quelle cui si riferiscono i cartoni schedati (ASM, b. 70, part. 75, lettera di A. Canevari a A. Baldini, s.d. ma gennaio 1936). Questi pannelli decorativi di m 1x1.50 dovevano essere eseguiti con tessere in marmo colorato. Streccioni si era rivolto a Canevari e questi a sua volta si rivolse alla scuola di Spilimbergo approfittando degli operai che in quel periodo stavano lavorando ai Fori Imperiali. Il 30 gennaio 1936 Canevari spedì i rilievi per l'ingresso del villino, l'ordine del lavoro cui sarebbero seguiti in breve i cartoni dei pannelli. La lavorazione doveva avere un fondo di cubetti vetrinati con pannelli nei colori rosso, verde, grigio e nero (part. 72, lettera di A. Canevari a A. Baldini, Roma 30 gennaio 1936). Si trattava di un lavoro semplice poiché il mosaico andava applicato su quattro pareti su cui si aprivano quattro porte, i pannelli andavano posti ai lati delle porte lungo i muri maggiori. All'arrivo dei cartoni a Spilimbergo Baldini si accorse subito che le "tinte smaglianti" volute da Cane vari non si potevano ottenere con i marmi. Avvertì subito che "le note del vermiglio e del verde brillante, che domina, bisogna farle con pasta di vetro", cioè un surrogato dello smalto impiegato nei pavimenti (lettera d i A. Baldini a A. Canevari, Spilimbergo 11 febbraio 1936), materiale che però mal si adattava al l'inserimento su un fondo in marmo. I rapporti di colore si potrebbero stabilire anche con i marmi ma le tonalità sarebbero risultate molto più grigie. Baldini chiese istruzioni poiché se il committente voleva un forte con trasto di colore bisognava ricorrere alla pasta di vetro, "se invece le note brillanti del cartone hanno per lui valore relativo da ridursi alla espressione consentita dal marmo allora deve accontentarsi di avere una cosa molto più calma". Canevari optò per mantenere le tinte forti con la pasta di vetro, facendo notare che la cosa importante era la rapidità esecutiva. Rispetto al preventivo di lire 50 al metro quadro di fondo e di lire 70 per i pannelli, assicurò il rimborso per l'impiego dei materiali più cari (lettera di A. Canevari a A. Baldini, s.d. ma febbraio 1936). Nel febbraio 1936 furono spediti "i disegni a colori dei due pannelli da inserire nelle parti dell'atrio del villino Streccioni" identificabili con i cartoni schedati e Canevari raccomandò di eseguirli con la massima urgenza (part. 72, lettera di A. Canevari a A. Baldini, s.d. ma febbraio 1936). In data 18 febbraio 1936 i pannelli erano in lavorazione e sarebbero stati finiti in pochi giorni; per la posa in opera il committente avrebbe messo a disposizione gli operai e i materiali, che altri menti sarebbero stati conteggiati. La spedizione sarebbe stata fatta normalmente per non gravare la merce con il trasporto (lettera di A. Baldini a A. Canevari, 18 febbraio 1936). Il mosaico Streccioni consisteva in quattro piccole parti di cui due avevano al centro "due piccoli pannelli '900 a tinte piatte" (lettera di A. Baldini a A. Tambosso, Spilimbergo 24 febbraio 1936) in marmo e pasta vitrea, il fondo era in marmo Carrara bianco. Il tutto era pari a mq 32. La posa in opera sarebbe stata data a contratto ai mosaicisti operanti a Roma cui Baldini chiedeva di fare il prezzo considerando solo la manodopera (lettera di A. Baldini a A. Tambosso, Spilimbergo 24 febbraio 1936). La commissione Streccioni si doveva svolgere nel le ore libere dall'impegno del foro con un solo operaio pagato lire 20 a metro quadro senza alcun rapporto o confusione con le ore impegnate nei lavori del foro (lettera di A. Baldini a Alfio e Olivo, Spilimbergo 23 marzo 1936). La fattura comprendeva l'esecuzione con il metodo a rivoltatura su carta di un fondo del costo di lire 50 per mq 29.05, mentre i due pannelli "con figurazioni simboliche, in marmi poli cromi, catrami e smalti" costa vanno lire 70 per mq 3.30. Il costo complessivo risultò di lire 1.874.50 e i mosaici furono spediti a Roma il 15 febbraio 1936 (fattura Cav. Streccioni, Spilimbergo 15 marzo 1936). (segue in OSS)

BIBLIOGRAFIA

Inventario bozzetti, Inventario bozzetti, in La Scuola Mosaicisti del Friuli. Inventari degli archivi, Villa Manin di Passariano 2000

Bucco G., Schede, in La Scuola Mosaicisti del Friuli. Bozzetti, documenti, fotografie, stampe e modelli, Villa Manin di Passariano 2000

Pictor imaginarius, Pictor imaginarius. 60 anni dall'archivio della Scuola di Mosaico di Spilimbergo, Spilimbergo 1990