La scultura raffigura un ibrido zoomorfo e antropomorfo: il busto anteriore è umano, femminile, inginocchiato e proteso in avanti con gli avambracci appoggiati a una base rocciosa, mentre la parte posteriore si trasforma in un grande guscio spiraliforme, che richiama inequivocabilmente una lumaca, una chiocciola.
Il volto, dalle linee morbide e regolari, appare sereno e quasi sorridente, con gli occhi appena accennati e chiusi. Sul capo emergono due piccole protuberanze tondeggianti, simili a corna o antenne, che accentuano la natura metamorfica della figura. Le braccia sono brevi e possenti, con mani stilizzate che sembrano raccogliere o custodire un piccolo incavo scavato nella pietra, destinato probabilmente a raccogliere acqua piovana o a fungere da simbolico contenitore.
L’opera "Gratitudine" di Shkanely Ramos si offre come un inno al dono e alla reciprocità, scolpito nella solida pietra di Aurisina e tradotto in un linguaggio che unisce forme antropomorfe e naturali. L’artista stessa racconta la propria creazione con parole dense di significato: «È il dono della vita. (donna) È il donare e il donarsi, all’altro o all’altra, in un mondo troppo spesso caratterizzato da avidità e sopraffazione dell’altro/a sull’altro/a. È un sorridere alla vita. (lumaca) È un guardare al futuro, è un “correre” con serenità nuovi tempi e modi di vita, in una Terra scandita dalla fretta, ma anche da stenti, sofferenza, pianto. È condivisione, reciprocità (ossidiana). È incontro fra diversità, in un’ossidiana a simboleggiare il dono, ma anche un tratto comune fra differenti grandi civiltà. È un sogno d’amore. È un messaggio di nuova speranza per un mondo migliore, quello scolpito nelle trame forti di un blocco di pietra di Aurisina. È quell’amore che, finalmente, riesce a scorgere il simile nel dissimile».
In queste parole l’artista intreccia il valore universale della gratitudine con immagini concrete e simboliche: la donna come principio vitale, la lumaca come lentezza serena che contrasta la fretta del mondo, l’ossidiana come materia che da sempre unisce culture e civiltà lontane. L’opera diventa così non solo forma plastica ma messaggio morale e spirituale: un invito a ritrovare l’amore e la reciprocità, a scorgere nell’altro una parte di sé, a trasformare la fragilità del vivere in nuova speranza. Il blocco di Aurisina, scolpito con forza e delicatezza insieme, racchiude questa tensione tra durezza della materia e dolcezza del sentimento, consegnando all’osservatore una scultura che è al tempo stesso dono, sogno e promessa.
Shkanely Ramos è un’artista di origine messicana che ha saputo unire nella sua ricerca elementi della tradizione caraibica e sensibilità contemporanee, trovando nella scultura il linguaggio privilegiato per esprimere temi universali come il dono, la speranza, l’amore e la reciprocità. Formata tra studi artistici e un contesto culturale ricco di sincretismi, Ramos ha portato la sua voce in simposi e incontri internazionali, tra cui quello di Lignano Sabbiadoro del 2007, dove ha realizzato "Gratitudine". Il suo lavoro si caratterizza per la capacità di fondere simboli antropologici, mitici e naturali, trasformando la materia in narrazione universale. Le sue sculture, spesso in pietra locale come l’Aurisina, rivelano una sensibilità attenta al valore della materia e al suo radicamento nel territorio, ma al tempo stesso aprono a messaggi che travalicano i confini geografici. L’opera di Ramos è un ponte tra culture, un incontro tra diversità, un atto poetico che si concretizza in forme semplici e potenti. Con "Gratitudine" l’artista ha lasciato una testimonianza profonda del suo pensiero: la convinzione che l’arte possa diventare spazio di dialogo e di amore, capace di rivelare il simile nel dissimile e di trasformare lo sguardo sull’altro in riconoscimento reciproco.