in basso a destra: BALBI
La composizione astratta si articola in una complessa trama di forme geometriche piane: triangoli, trapezi, losanghe e linee spezzate si dispongono su un asse verticale leggermente decentrato, che funge da cardine strutturale. L’area compositiva è suddivisa in campiture nette, delimitate da contorni neri marcati che creano una griglia. Le tinte prevalenti – verdi, azzurri, beige, ocra e nero – sono applicate in campi omogenei e orchestrate in modo da generare ritmo e tensione.
Il dipinto stilisticamente è riferibile alla piena maturità espressiva di Etta Balbi (attiva dagli anni Settanta), e riflette le coordinate fondamentali della sua ricerca nel campo dell’astrattismo geometrico. Dopo un primo periodo in cui l’artista sperimenta linguaggi derivanti dal cubismo e dal simbolismo surrealista, con una forte componente figurale e simbolica, Balbi intraprende un progressivo processo di astrazione, culminante in opere in cui la figura umana viene espunta dalla composizione per lasciare spazio a una sintassi interamente fondata su linee, piani e colori, come una forma di catarsi razionale, dove la composizione astratta diventa luogo di equilibrio. Il dipinto in esame si colloca all’interno di questa poetica, in cui l’ordine geometrico non è freddamente intellettualistico.