
La Carnia di Umberto Antonelli. Il fondo della Fototeca Territoriale CarniaFotografia
Del vasto archivio del farmacista e fotografo Umberto Antonelli (Padova 1882 - Enemonzo 1949), andato quasi completamente distrutto dopo la sua morte, ci è giunta soltanto una minima parte. La Fototeca Territoriale CarniaFotografia, con sede presso Palazzo Frisacco a Tolmezzo, ne conserva il nucleo più consistente: oltre 700 negativi su vetro, salvati dal gruppo “Gli Ultimi” negli anni ’70 prima che venissero gettati in discarica. Si tratta di fotografie scattate prevalentemente tra le due guerre mondiali, su lastre di dimensioni 10x15, 13x18 e 18x24 cm.
La parte più nota dell’opera di Antonelli è senza dubbio quella dei ritratti in costume carnico, pubblicati a partire dal 1924 sulla rivista La Panarie di Chino Ermacora e resi celebri dalla serie di cartoline Paesaggi e Costumi del Friuli, edite dallo studio Pignat di Udine. Gianfranco Ellero definì Antonelli, il suo concorrente Attilio Brisighelli e i Pignat come “addetti alla fiction del folklore ricostruito”, per aver diffuso un’immagine della Carnia arcadica e stereotipata, totalmente lontana dalle condizioni di estrema miseria in cui versava la montagna friulana. Questo progetto di catalogazione, che prende in esame una selezione di 400 negativi, si propone di offrire uno sguardo sull'opera di Antonelli che vada oltre questa rappresentazione idealizzata della Carnia. Facendo riferimento a un volume fondamentale sull’argomento, La Carnia di Antonelli. Ideologia e realtà, pubblicato a cura del gruppo “Gli Ultimi” negli anni ’80 e recentemente ristampato, si è scelto di dare particolare rilievo agli scatti che documentano il territorio carnico e le trasformazioni in atto in quegli anni.
Antonelli si stabilì in Carnia nel 1909—inizialmente a Socchieve e, dal 1912, a Enemonzo—dove rimase fino alla sua morte. In questi quarant’anni fu testimone di una fase di profondo cambiamento, come dimostrano, per esempio, gli scatti realizzati per la Cooperativa Carnica di Consumo e Produzione, fondata nel 1906 con l’obiettivo di promuovere un miglioramento economico, morale e sociale della Carnia. Tra i committenti di Antonelli figuravano anche diverse aziende locali, come la cartiera Reali di Ovaro, la segheria De Antoni di Villa Santina e l’impresa edile Nigris di Ampezzo. Le sue spettacolari fotografie della costruzione del ponte sul Lumiei, della strada di Sauris e della diga de La Maina offrono una preziosa testimonianza di alcune delle opere infrastrutturali più significative dell’epoca. Antonelli si dedicò anche alla fotografia industriale, documentando, tra gli altri, i modelli di sci della ditta Lamborghini di Tolmezzo e gli innovativi orologi prodotti dalla Fratelli Solari di Pesariis per la nuova stazione di Firenze Santa Maria Novella.
Viene qui presentata anche un’ampia selezione di paesaggi carnici, che testimonia quanto il territorio montano sia profondamente cambiato. Dove un tempo si trovavano prati, pascoli e campi coltivati, oggi il bosco ha spesso preso il sopravvento, rendendo alcuni dei panorami immortalati da Antonelli quasi irriconoscibili.
I 400 negativi catalogati sono qui suddivisi in 7 categorie tematiche che, da un lato, intendono offrire una panoramica il più completa possibile dell’opera di Umberto Antonelli e, dall’altro, sottolineare l’inestimabile valore documentale che questo fondo fotografico rappresenta per la storia della Carnia della prima metà del ‘900.
Per approfondire:
La Carnia di Antonelli. Ideologia e realtà, a cura di R. Cacitti, M. Lepre, S. Marini, T. Not, L. Puppini, M. Puppini, D. Zanier, Udine, Centro Editoriale Friulano, 1980.
G. Ellero, Il contratto Antonelli-Pignat e la fotografia di folklore, in: Enemonç Preon Raviei Socleif, Udine, Società Filologica Friulana, 2005, pp. 711-714.
C. Brocchetto, Fotografi della Carnia tra ‘800 e ‘900, Treppo Carnico, Associazione Culturale Cortolezzis, 2006.